L'attesa si colora di blu. I feel blue. Mi metto qui, alla finestra, a unire le costellazioni, e le linee si perdono nel buio. Mi sento lontano, inconsolabile. Bernard dice a Doris: io mi prenderò cura di te. Allora comincio a tremare. D'un tratto mi accorgo che passerò la vita nell'attesa di queste parole. Una vita a unire linee e a disperderle. A creare legami e a scioglierli. Perché non esistono parole più dolci, più pure, più essenziali che valga la pena aspettare. Perché non riuscirei ad abituare il mio orecchio che al suono di quella promessa. Perché il solo pensiero mi fa impazzire....
Perché solo così tornerà l'azzurro.
14 dicembre 2009
13 novembre 2009
Cold war
Sinistro. Destro. Gancio sinistro. Muscoli contratti. Le dita mi lanciano maledizioni da sotto i guantoni. Stop. Mi asciugo questo schifo sulla faccia (sangue?) e alzo il mento. Niente spugna, niente cannuccia, niente vestaglia, niente ring, niente arbitro ciccione, niente pubblico, niente di niente. Solo io e questo stupido sacco.
E puoi giurarci sacco, non ne hai ancora prese abbastanza.
E puoi giurarci sacco, non ne hai ancora prese abbastanza.
20 ottobre 2009
Messed up
Nella vita di ogni studente c'è un momento in cui si entra in crisi.
Ci dicono che forse tutto quel vuoto fa venire le vertigini.
In fondo anche nelle migliori famiglie la casa va in tilt.
O, comunque, è destino che ogni tanto si rompe qualcosa e vorresti solo prenderla e fracassarla al muro.
Di solito, nei momenti più topici, c'è sempre una pecora nera.
Il caffè prende un retrogusto di zolfo e ti fa impazzire.
E' vero che una rondine vive di amore e caffè.
Come una caffettiera scassata è un uomo finito.
Il saggio diceva: casa nasconde ma la caffettiera ti abbandona.
Eppure l'astinenza da caffeina è un problema di contesto famigliare.
Uno studente senza caffè non fa la casa malandata.
Potresti obiettare che è un parolone.
E il povero studente, si sa, non ruba.
(Beh, l'amore non fa primavera.)
Ma se il caffè fa schifo e l'amore pure, si ha paura di aver sbagliato tutto.
Ti senti la testa gonfia e ti viene voglia di vomitare.
Cominci a camminare per calmarti, ma ti accorgi che solo l'amore sazia la sete di infinito dell'uomo.
Allora respiri piano, l'odore della notte ti paralizza.
E ti ricordi quando per un nonnulla ti mancava l'aria.
Ci dicono che forse tutto quel vuoto fa venire le vertigini.
In fondo anche nelle migliori famiglie la casa va in tilt.
O, comunque, è destino che ogni tanto si rompe qualcosa e vorresti solo prenderla e fracassarla al muro.
Di solito, nei momenti più topici, c'è sempre una pecora nera.
Il caffè prende un retrogusto di zolfo e ti fa impazzire.
E' vero che una rondine vive di amore e caffè.
Come una caffettiera scassata è un uomo finito.
Il saggio diceva: casa nasconde ma la caffettiera ti abbandona.
Eppure l'astinenza da caffeina è un problema di contesto famigliare.
Uno studente senza caffè non fa la casa malandata.
Potresti obiettare che è un parolone.
E il povero studente, si sa, non ruba.
(Beh, l'amore non fa primavera.)
Ma se il caffè fa schifo e l'amore pure, si ha paura di aver sbagliato tutto.
Ti senti la testa gonfia e ti viene voglia di vomitare.
Cominci a camminare per calmarti, ma ti accorgi che solo l'amore sazia la sete di infinito dell'uomo.
Allora respiri piano, l'odore della notte ti paralizza.
E ti ricordi quando per un nonnulla ti mancava l'aria.
17 ottobre 2009
1 month ago
Ore 6:00. E' appena l'alba di un timido venerdì d'ottobre, ma il vento ha l'inverno nel sangue. Non sono a mio agio, fumare a quest'ora mi fa venire la tosse e ho solo una maglietta bianca, una stupida maglietta bianca a maniche corte. Mi ricordo che ho un cesto di panni sporchi scandalosamente pieno, virulento da far schifo, e senza indugio io e il mio fido Napisan saliamo sulla nostra navicella Space Invaders anni '80 a mitragliare tutti i germi cattivi. Ore dopo mangio. La guerra galattica mi fa venire voglia di latte e saccottini. Sono le 8 e ho di nuovo sonno. Ma dormire è pericoloso, specialmente con i sogni che girano di questi tempi (signora mia). Allora mi siedo sul davanzale, le gambe ciondolanti sul nulla. Se chiudo gli occhi posso sentire il vuoto tra le cose, tra i mie piedi e la strada, tra la mia vita oggi e la mia vita un mese fa. Anche questo è pericoloso, intendo fare amicizia col vuoto. Il pieno, per favore. Ma in un attimo collasso, un movimento falso e mi trovo appeso a un geranio rosso, l'integrità delle mia ossa alla mercé di un fiore. Non ne valeva la pena (dico io). Non ne vale la pena (dice il fiore). E mentre io e il mio fiore cadiamo, mi chiedo: se un albero cade nel bosco e nessuno è là ad ascoltarlo fa rumore?
Con un rumore sordo due braccia ci afferrano. Tu guardi il mio fiore rosso e sorridi. In un istante penso a questo mese senza di te, questo mese passato a chiedermi dov'eri, cosa facevi, se eri felice. Mi sembra così semplice che tu ora sei qui. D'un tratto è tutto di nuovo così pieno, il sole è allo zenit e felice mi chiedo: cosa accadrebbe se il cielo si unisse alla terra? Lo so. Felici, cammineremmo tra le nuvole. E anche le nuvole sono piene, sanno di mare e ruscelli di campagna. Io rimango così, sospeso, a lasciare che la forma delle tue labbra stravolga di nuovo la geometria dei miei sorrisi, e con un tuffo al cuore prendo il largo, mi lascio alle spalle questo mese di semafori noiosi, questo mese passato a odiare ogni singolo istante passato insieme. Questo mese in cui non desideravo altro che addormentarmi ancora con te, in quella soffitta, sotto una coperta di tenerezze. E ora, nello spazio di un secondo, perdo la testa...
[Pensiero, io non ho più parole. Ma cosa sei tu in sostanza? Qualcosa che lacrima a volte, e a volte dà luce. Pensiero, dove hai le radici? Nella mia anima folle o nel mio grembo distrutto? Sei così ardito vorace, consumi ogni distanza; dimmi che io mi ritorca come ha già fatto Orfeo guardando la sua Euridice, e così possa perderti nell'antro della follia.]
Ore 6:00. E l'alba di un timido venerdì d'ottobre, ma io ho l'inverno nel sangue.
Con un rumore sordo due braccia ci afferrano. Tu guardi il mio fiore rosso e sorridi. In un istante penso a questo mese senza di te, questo mese passato a chiedermi dov'eri, cosa facevi, se eri felice. Mi sembra così semplice che tu ora sei qui. D'un tratto è tutto di nuovo così pieno, il sole è allo zenit e felice mi chiedo: cosa accadrebbe se il cielo si unisse alla terra? Lo so. Felici, cammineremmo tra le nuvole. E anche le nuvole sono piene, sanno di mare e ruscelli di campagna. Io rimango così, sospeso, a lasciare che la forma delle tue labbra stravolga di nuovo la geometria dei miei sorrisi, e con un tuffo al cuore prendo il largo, mi lascio alle spalle questo mese di semafori noiosi, questo mese passato a odiare ogni singolo istante passato insieme. Questo mese in cui non desideravo altro che addormentarmi ancora con te, in quella soffitta, sotto una coperta di tenerezze. E ora, nello spazio di un secondo, perdo la testa...
[Pensiero, io non ho più parole. Ma cosa sei tu in sostanza? Qualcosa che lacrima a volte, e a volte dà luce. Pensiero, dove hai le radici? Nella mia anima folle o nel mio grembo distrutto? Sei così ardito vorace, consumi ogni distanza; dimmi che io mi ritorca come ha già fatto Orfeo guardando la sua Euridice, e così possa perderti nell'antro della follia.]
Ore 6:00. E l'alba di un timido venerdì d'ottobre, ma io ho l'inverno nel sangue.
4 ottobre 2009
19 settembre 2009
17 settembre 2009
15 settembre 2009
Più niente al mondo
Grande Raccordo Anulare. Rallenta. Metti la freccia. Gira. Where? WHERE?...E sei fuori. Buio sulla carreggiata. Cassia V..."Verso l'infinito..e oltre!". E "oltre" è ancora poco. Monterosi..forse ci siamo. Stop. Luci sulla città. Looking for tobacco. No money, no tobacco. Panico. Baciami. Retro e...go. Bivio. Buche. Prima stella a destra. Farfalle. Tante farfalle nello stomaco. Volano.
Volano su, in soffitta, a sorreggere il peso della notte, mentre noi smontiamo questa stanza pezzo per pezzo. E questo soffitto viola non esiste più. Niente più pareti, ma alberi infiniti. Mentre noi restiamo qui, abbandonati, come se non ci fosse più niente.
Più niente al mondo.
Lavanda. Insalata greca. Peccato per i pomodori. Eos..ma sì ti voglio bene. Un peu. Giornata nuvolosa. Io adoro le nuvole, e la pioggia. Perché mette in fuga i villeggianti, come nel parco di Mary Poppins, quando sul marciapiede si scatena il diluvio e i pastelli colorati cedono, squarciandosi come un Urlo di Munch, e un ruscello di arbobaleni finisce giù nel tombino. Sporchi di colori, lucidi, liquidi, lasciamo che l'acqua ci mulini intorno. Il bosco è opaco e noi illuminiamo il mondo. Tra le tue braccia tutto ha senso. E vorrei che gli altri 364 giorni fossero sempre così. Così Polaroid. Così reali. Mi tufferò in quel fiume. Someday. E tra le rocce raccoglierò le mie sigarette sporche. Ma c'è una roccia che non ha rivali. Qui il tempo si arrende. Qui, possiamo ascoltare Billie Holliday.
Sì.
Ho appena scelto il mio compagno di trasloco.
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10 settembre 2009
Hold your breath
Hold your breath
Darling
Just hold your breath
Cos you're at peace now
Cos you're at peace now
9 settembre 2009
7 settembre 2009
Tenderly soft
Distrazioni. Sospensioni. Tutto questo fa una gran paura. Un taglio e un rosso acceca tutto, potente. Di nuovo Camera Rossa. Di nuovo qui, a sanguinare cose dalle dita come un dannato suicida. Ma questo plic plic di parole che gocciolano è morbido oggi, teneramente morbido. Letale. Potrebbe annebbiarmi del tutto e allora sarei Perduto. Potrei perdere conoscenza, ma allora mi lascerei cadere sulle cose leggero, come questa mattina, dolce, ammaliante, felice. Una mattina Perdente. Perché a seguirti ogni tanto ci si perde, ma poi è come il sole che fa capolino tra le foglie fitte, la strada si svela balenando tra le ombre. Non so quanto lontano mi porterà.
Ma le passaggiate, per ora, mi piacciono.
Ma le passaggiate, per ora, mi piacciono.
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